Il mondo dello Yoga 


Ai nostri giorni con il termine Yoga si intendono una serie di attività che, pur vantando la medesima matrice culturale e condividendo terminologia, simbologia e riferimenti letterari, appaiono, ai non addetti ai lavori, come discipline affatto diverse.

In genere, semplificando un po', possiamo individuare quattro tipi di 

Yoga.

              1) Uno Yoga fisico, basato principalmente su posture statiche, sequenze coreografiche ed esercizi respiratori (Haṭhayoga, Vinyāsa Yoga, Ashtanga Yoga ecc.);

             2) Uno Yoga intellettuale, basato su un tipo di specu- lazione simile, nelle modalità, a quella proposta in occidente dalla filosofia platonica, dalla teologia cristiana e dalla filosofia tedesca del XIX secolo (Jñāna Yoga);

            3) Uno Yogareligiosoodevozionalechesiproponedi entrare in contatto o addirittura immedesimarsi con una particolare forma della divinità (Śiva, Viṣṇu, Kṛṣṇa...) e riprende, almeno in parte, forme e contenuti della religione cristiana e delle mo- derne correnti spirituali nate con la New Age (Bhakti Yoga e Karma Yoga);

             4) Uno Yoga "psicologico" che utilizza tecniche e mo- dalità assai simili a quelle utilizzate dalle moderne scuole occidentali di derivazione freudiana o junghiana (New Gestalt, Costellazioni Familiari, PNL ecc.) o dalle moderne interpretazioni degli inse- gnamenti buddhisti (Mindfulness).

Questi quattro tipi di Yoga spesso sono mescolati o integrati tra loro, alcune volte sono rigidamente separati, altre ancora sono in aperto conflitto. 

Provenendo dalle arti marziali ho sempre vissuto la pratica dello yoga come un facente parte della preparazione alle arti marziali.

Una mia convinzione è che l'insegnamento di quello che in occidente è definito Yoga tradizionale, è frutto di un processo di trasformazione, o addirittura di mistificazione, operato nell'ultimo secolo e legato agli avvenimenti che hanno condotto alla nascita dell'India moderna. 

Nell'immagine seguente ad esempio possiamo vedere la prima pagina del Malla Purāṇa, "L'antico racconto dell'atleta", conservato al Bhandarker Oriental Research Institute di Pune. Si tratta di una copia risalente al 1731 di un documento probabilmente antichissimo (alcuni par- lano del XII secolo) diviso in diciotto capitoli che descri- vono con grande precisione la dieta, i rituali e le tecniche di allenamento di un lottatore professionista dell'India antica..

Un libro pubblicato in India nel 1996, "The Yoga Tradition of the Mysore Palace", parla delle affinità tra gli esercizi del Malla Purāṇa e lo Yoga moderno, citando il "Saluto al Sole" ed una serie di diciotto āsana (posture) praticati ancora oggi nelle scuole di Yoga, che sarebbero descritti nell'antico manuale.

il "Purāṇa dell'Atleta" ci riserva ben altre sorprese: innanzitutto è un libro rivelato da Kṛṣṇa ad una jāti ("famiglia", "clan") di Brahmini, e quindi può essere considerato un testo sacro, ovvero apauruṣeya, parola sanscrita che significa "non di origine umana"; In secondo luogo la jāti che lo ha custodito gelosamente per secoli, tramandandolo di padre in figlio, è quella dei brahmini Jyesthimalla, famosi almeno dal medioevo come atleti, guardie del corpo e guerrieri.  Visto che i brahmini sono, per noi, l'equivalente dei sacerdoti cristiani, facciamo fatica a credere ad un prete ginnasta o un prete guerriero, ma approfondendo le ricerche abbiamo scoperto che si tratta di figure tutt'altro che rare in India: si chiamano āyudhajīvin, parola che significa letteralmente "vivere con le proprie armi.

Sono loro, gli yogin11, i creatori e i custodi delle arti mar- ziali indiane ed ogni qualvolta un invasore minaccia la Madre India, escono fuori dalle foreste, dalle caverne e dagli "Akhara" (gli Ashram dedicati specificamente allo studio della ginnastica e delle arti marziali) e si gettano contro il nemico, sia esso Alessandro Magno, i Mongoli, i Persiani o l'impero britannico.

Potremmo continuare a lungo, ma già così pare evidente che in Occidente, abbiamo una visione parziale dello Yoga e di ciò che possiamo definire Tradizione Hindu.

Gli yogin occidentali, in genere:

  •   Ignorano che i sannyasin sono considerati i padri dell'India              moderna .
  • Non sanno che la Madre divina di cui parlano maestri moderni come Ramakrishna e Vivekananda, non è la Madonna, come, pensano in molti, né la personificazione dell'energia cosmica, ma è l'India liberata dal giogo degli invasori.
  • Non sanno che gli yogin erano i custodi delle arti marziali indiane e che almeno dal XII secolo erano organizzati in gruppi di guerriglieri.
  • Sono così tante le cose che non sappiamo o alle quali non abbiamo mai dato importanza, da aver costruito, negli ultimi cinquanta, cento anni, un'immagine dello Yoga decisamente diversa da quella che presumibilmente era in origine.

La verità non è stata nascosta da nessuno: è scritta a chiare lettere nei musei e nei libri di storia e, per trovarla, basta semplicemente avere la volontà di cercarla. 

Ma quale sarà lo Yoga "autentico?

Quello di Vivekananda che vede negli asana e nelle se- quenze "roba per fakir e mendicanti che si esibiscono in posture complicate per denaro"?

Oppure quello di Gorakhnath per il quale le posture conducono all'illuminazione?

"Ognuno degli 8.400. āsana è stato descritto da Śiva. Tra questi Śiva ne scelse ottantaquattro."

Oggi venute a mancare le motivazioni che hanno portato alla creazione dello Yoga occidentalizzato del'900, le antiche tradizioni degli yogin guerrieri, dei brahmini atleti e delle danzatrici sacre, stanno lentamente riaffiorando e questo, speriamo, porterà ad una migliore comprensione della poliedrica ricchezza dello Yoga - o più propriamente "degli" Yoga - un grande dono che gli indiani hanno fatto all'umanità.


Lo yoga permette di identificare il punto più nascosto dell'organismo, come un vero e proprio specchio interiore, per questo motivo ha fatto sempre parte delle mie pratiche quotidiane sin da quando ero giovanissimo.

Nelle arti marziali e nello yoga la capacità di superare i limiti che portano la persona fuori dal proprio benessere è spinta al limite. In questo modo, il controllo individuale è più facile come lo è il dominio in ogni movimento.

La corretta gestione della respirazione è fondamentale ed è una delle basi delle arti marziali e dello yoga. La somministrazione di aria porta energia e forza. La meditazione viene effettuata anche in movimento. In questo modo, la concentrazione aumenta incrementando i risultati.

Il mantenimento di questo livello riduce le situazioni di stress che possono verificarsi in uno scontro. L'autocontrollo è sia fisico che mentale, e garantisce che una persona possa raggiungere il suo stato migliore. 

Giorno per giorno, il lavoro e le responsabilità personali, con la loro pressione, influiscono negativamente sul nostro equilibrio, dobbiamo imparare a liberare la mente e connetterci con noi stessi.

Cominciai a praticare Ashtanga Yoga la prima volta in un workshop nel 1998. Questa pratica ha cambiato (in meglio) molte cose delle mia vita e per questo sarò sempre molto grato a Sri K. Pattabhi Jois. Compresi subito che era la pratica adatta a me, senza porsi troppe domande ma rispettando il detto di Sri K.Pattabhi Jois "99% pratica, l% teoria".

E' inevitabile però che gli studenti che si trovano ad affrontare un lavoro così impegnativo desiderino dei chiarimenti lungo il percorso. Spero che quello che segue possa essere utile a trovare se non tutte, almeno buona parte delle risposte che ognuno di noi sta cercando.


Vinyasa significa respiro sincronizzato con il movimento.

             ASTANGA YOGA MANTRAM

                OM

                  VANDE GURUNAM CARAVINDE

                  SANDARSITA SVATMA SUKHAVA BODHE

                      NlH SREYASE JANGALIKAYAMANE

                 SAMSARA HALAHALA MOHASANTYAI

                              ABAHU PURUSAKARAM

SANKHACAKRASI DHARINAM

SAHASRA SIRASAM SVETAM

PRANAMI PATANJALIM

OM

MI inchino e onoro i piedi di Loto del Maestro supremo che insegna il giusto sapere, mostrando la via per giungere a conoscere la grande gioia del risveglio del Sé; Egli è il guaritore della giungla, conosce come sconfiggere il veleno dell'ignoranza di un'esistenza condizionata.

L'Ashtanga Yoga, praticato nel rispetto dell'ordine della sequenza, porta gradualmente lo studente a riscoprire il suo potenziale a tutti i livelli dell'umana consapevolezza: fisico, psicologico e spirituale. Attraverso questa pratica, con una corretta respirazione (ujjayi), le posture (asana) e lo sguardo (dristi) si raggiunge il controllo dei sensi e una profonda consapevolezza. Praticando questa disciplina con rego- larità e devozione si conquista stabilità fisica e mentale.

Ashtanga significa letteralmente 8 livelli. Ouesti sono descritti da Patanjali come Yama (astinenza), Niyama (osservanza), Asana (pa- sture), Pranayama (controllo del respiro), Pratyahara (rinuncia dei sensi), Dharana (concentrazione), Dhyana (meditazione) e Samadhi (assorbimento totale, estasi).

Ashtanga Yoga


Prima serie o serie Primaria, "Yoga Chikitsa", è probabilmente la sequenza più dinamica delle sei serie che formano inga Yoga, e ha molte posizioni a terra caratterizzate da un vinyasa sia tra una posizione e l'altra, sia a destra che a sinistra. È chiaro che tutta questa dinamicità non può che determinare una salutare alterazione del battito cardiaco, un'abbondante sudorazione e, quindi, l'eliminazione di tossine nocive. Il respiro Ujjayi fa da filo conduttore di tutto il processo e il sangue si ossigena e purifica intensamente portando nutrimento a tutti i tessuti e agli organi interni. Gli effetti curativi non si fanno attendere e il praticante esperimenta abbastanza presto la maggiore leggerezza nei movimenti, il riequilibrio del peso, una maggiore scioltezza articolare e l'aumento di stamina (durata dello sforzo). Da qui il titolo Yoga Chikitsa .

Questa serie, permette: la pulizia, la tonificazione e l'allineamento del corpo e della mente. I canali energetici presenti nel nostro corpo sottile, nello yoga sono chiamati: "Nadi", in questi circola l'energia vitale chiamata: "Prana".

Lungo il percorso delle Nadi, per un'infinita varietà di ragioni, possono verificarsi dei blocchi energetici, chiamati: "Granthi" o nodi. I Ghanti, possono rimanere a noi nascosti fino a che, con la pratica iniziamo a scioglierci, possiamo quindi sentire qualche piccolo dolore che mette in evidenza questi blocchi, ma attraverso la pratica stessa, i Ghanti vengono liberati ed il Prana ricomincia a fluire liberamente facendo cessare il dolore. Per scoprire e sperimentare i profondi benefici di questa serie, è importante essere: fiduciosi, pazienti e determinati.

Ogni asana, in se stessa, è un accumulatore di energia.

Le pasture più impegnative della sequen-za diventano possibili solo perché si fanno in un certo ordine,  la sequenza è un percorso energetico, non esistono pasture impossibili,  ma bisogna giungerci per via energetica.

Ashtanga significa letteralmente 8 livelli. Ouesti sono descritti da Patanjali come Yama (astinenza), Niyama (osservanza), Asana (pa- sture), Pranayama (controllo del respiro), Pratyahara (rinuncia dei sensi), Dharana (concentrazione), Dhyana (meditazione) e Samadhi (assorbimento totale, estasi).


Vinyasa significa respiro sincronizzato con il movimento.

Il respiro è il cuore di questa disciplina e collega una postura all'altra con un ordine ben preciso. Sincronizzando il movimento con il respiro e praticando il Mulabandha e l'Uddiyanabandha (chiusure), si pro- duce un intenso calore interno. Questo calore purifica i muscoli e gli organi facendo espellere le tossine nocive e diffondendo nell'organi- smo gli ormoni benefici e i sali minerali che possono nutrire il corpo massaggiando il nostro sudore sulla pelle. Il respiro regola il vinyasa ed assicura un'efficiente circolazione del sangue. Il risultato è quello di un corpo forte e leggero.


Un aspetto molto più importante è quanto afferma Sri K. Pattabhi Jois nel suo libro Yoga Mala3, ove si evidenzia come in molti testi della tradizione Yoga venga data una grande importanza a un corpo e a una mente sani, i quali soli possono poi permettere il lungo percorso del purusha (spirito) verso l'autorealizzazione. Un corpo malato nel fisico e nella mente difficilmente potrà avere la forza giusta per proseguire sul sentiero dello Yoga.

Quindi nell'Ahtanga Yoga  lavorare prima col corpo per arrivare poi alla mente e quindi allo spirito.

Rinforzare il corpo attraverso gli asana, purificandolo attraverso il Pranayama, il quale ha inoltre la funzione specifica di allungare l'energia vitale attraverso il controllo del respiro. Notare che la traduzione del termine Yoga, data da Pattabhi Jois nel testo citato, non è solo "unione", come ci si potrebbe aspettare, ma bensì "sentiero", "percorso".

Gli asana lavorano per lo più sull'aspetto fisico, il pranayama sull'aspetto energetico, mentre i mantra lavorano sul corpo sottile penetrando in profondità nel mentale.

Secondo lo Yoga tantrico, il corpo fisico (Annamaya-kosa) è formato di vene, arterie e canali linfatici ed è controllato da una sistema nervoso formato da nervi e gangli, -kosa) su di un piano più sottile andandosi perfettamente a sovrapporre a esso in corrispondenza di ogni nervo, quasi fosse un vero e proprio campo di energia.

I nervi trovano perciò una loro corrispondenza in particolari correnti, o canali di energia, detti e i gangli nervosi trovano una loro perfetta corrispondenza in particolari "ruote di energia dette Chakra. 

I canali di energia sarebbero innumerevoli (lo Hatha Yoga Pradipika parla di  di 72.000 Nadi) e avvolgerebbero tutto il corpo; di questi canali, tre vengono considerati basilari: IDA, collocato sul lato sinistro della colonna vertebrale, PINGALA, collocato alla sua destra e il canale SUSUMNA , collocato al centro in corrispondenza della colonna vertebrale (Merudanda).

Qualunque sia la loro rappresentazione iconografica, il viene sempre identificato come il canale attraverso il quale passerebbe l'energia lunare (Tha), negativa, fredda e il cui percorso partirebbe dal testicolo destro ra Chakra) fino alla narice sinistra hakra). Il canale Pingala, al contrario, sarebbe percorso dall'energia solare (Ha), positiva e maschile e partirebbe dal testicolo sinistro (o lato destro di ra Chakra), per arrivare alla narice destra (o lato destro di hakra).

Ci sono 3 serie di sequenze nel sistema dell'ashatanga Yoga. La prima serie (Yoga Chikitsa) elimina le tossine e allinea il corpo. La serie intermedia (Nadi Sodhana) purifica il sistema nervoso attra verso l'apertura e la pulizia dei canali di energia.

Le serie avanzate A - B - C - D (Stira Bhagah Samapta) integrano la forza e la grazia della pratica e richiedono un alto livello di flessibilità e umiltà.

Ogni livello deve essere del tutto stabilizzato per passare a quello successivo e l'ordine della sequenza delle pasture deve essere meticolosa- mente rispettato. Ogni pastura è una preparazione per quella successi- va sviluppando la forza e l'equilibrio necessari per andare avanti.

La cosa bella di questa pratica è che comunque ad un certo punto ti invita ad affrontare le tue paure.

ed è importante conoscere l'insegnante e fidarti, ci sono delle posture che ti mettono davanti ai tuoi blocchi profondi. Per esempio ci sono posture difficili, come Kapotasana, di cui uno può avere paura. Provare un vero e proprio blocco. Uno è costretto a chiedersi "Ma paura di cosa?" Questa pratica ti mette a nudo davanti a tutto.

Nell'Ashtanga Yoga è sempre presente il rischio che qualcuno si faccia male perché la pratica è talmente bella che si vuole andare sempre avanti, non rispettando i tempi. Anticamente il maestro, quando insegnava al principiante, gli faceva eseguire soltanto il primo saluto al sole.  Ci sono delle persone che corrono troppo, e così si fanno male.

Siamo noi che ci danneggiamo, non è lo yoga.

Ci facciamo male solo perché corriamo troppo. Se seguo un insegnante che sa quello che fa, e anche se dovessi sentire del dolore, so che si tratta di un dolore passeggero, che porta a un'apertura.

La pratica non ha un effetto solo sul corpo, ma anche sulla mente.



Più lo fai più capisci che l'importante non è la destinazione ma il viaggio.

lo yoga non è come nello sport, dove bisogna vincere.

Non esiste il concetto di "bravo". Non si è più "bravi", possiamo dire "abbiamo più esperienza". l'ego è una delle prime cose con cui ci si confronta all'inizio della pratica.

Una volta a Kovalam (India) ha detto "ben venga l'ego", come a dire che uno non deve cercare di distruggerlo. Anzi, all'inizio l'ego è stata una specie di molla.

All'inizio i principianti entrano in competizione con gli altri ma è un percorso da compiere individualmente.

Quindi l'ego monta, monta, monta e poi lo stronchi quando e solo perché l'hai conosciuto.

Le posizioni, la resistenza e la pratica continua di queste arti rendono il corpo più flessibile. Col passare del tempo l'elasticità aumenta e con essa la capacità di muoversi. Bisogna lavorare su ogni muscolo mantenere efficiente il nostro sistema nervoso.

Le arti marziali e lo yoga sostengono l'importanza del rispetto, dell'equilibrio personale e dello sviluppo del corpo condividendo molte posizioni per l'allenamento quotidiano.

I principi prevalenti di queste discipline sono l'umiltà, la tranquillità e il rispetto per il corpo. Oltre alla preparazione fisica, queste arti implicano un forte lavoro spirituale; in effetti questi esercizi ci permettono di acquisire strumenti per essere in grado di allontanarsi dall'ego e osservarsi dall'esterno. Queste discipline ("quando praticate con serietà e continuità", sono in grado di modificare la personalità e cambiare le attitudini in modo significativo.

Lo scopo principale è diventare persone forti, fisicamente e mentalmente. degli esseri umani sicuri di se stessi e della propria capacità di interagire nel mondo. L'identificazione delle debolezze e dei punti di forza permette di capire gli altri. Le differenze esistono e devono essere accettate dando loro il giusto valore. Per raggiungerlo, è necessaria un'elevazione spirituale.

La pratica delle arti marziali e dello yoga condivide queste basi essenziali per lo sviluppo umano. Da un lato, di fronte ad un attacco fisico; ma anche per altri problemi mentali che ci danneggiano in silenzio. La perdita di memoria, lo stress, l'insicurezza possono essere prevenuti controllando le emozioni